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Tutti nella rete digitale
Ars Electronica a Linz, tante
performance e un solo «code» MARINA TURCO I
festival sono per il mondo della cultura quello che i
pellegrinaggi sono per la religione: un evento eccezionale, in
cui i ritmi e le occupazioni della vita quotidiana sono
sospesi per consentire ad una comunità di celebrare i propri
riti. Ars Electronica (Linz) è il luogo sacro della
cultura digitale, dove non soltanto si riuniscono gli
specialisti del settore e si presentano le ultime novità
«artistico-tecnologiche» ma si rinsaldano e rinnovano gli
ideali che sostengono questa cultura. La parola magica, il
tema di questa edizione, code, cerca ancora nei codici
astratti della programmazione un comune denominatore,
filosofico e pragmatico, per tutte le forme espressive legate
ai media digitali. Le installazioni interattive, i video
games, le animazioni cinematografiche, le performance e la
net-art hanno un linguaggio comune. Ma il codice, come hanno
sottolineato alcuni studiosi e artisti presenti alle
conferenze, non è linguaggio. Solo l'utilizzo di un codice a
fini comunicativi in un certo contesto sociale crea un
linguaggio. Le performance presentate a Linz forniscono un
esempio di questo scarto concettuale. Lo stesso software è
stato utilizzato da alcuni artisti sia per le installazioni
che per gli spettacoli multimediali. Justin Manor ha
realizzato, con il supporto dell'Ars Electronica Center,
l'opera Key Grip, menzione speciale per la categoria
«arte interattiva». Il lavoro si basa su un software che
permette di manipolare le immagini video, registrate o live,
con il gamepad arcade. Nell'installazione l'«interattore» vede
se stesso sullo schermo e può deformare, ruotare, avvicinare
l'immagine con i tasti del gamepad, scegliendo tra pochi
effetti predefiniti. Nel vj set Transcription of Sound,
eseguito all'O.K. Centrum con Timon Botez e il dj-rapper Eric
Gunther, l'artista americano utilizza sample televisivi e
processa le immagini al ritmo della musica dance, seguendo
iconografie e tematiche della tradizione vj-ing. Il software
di Key Grip, comandato dal gamepad e da altri
strumenti, ha prodotto anche i visual con cui Manor ha
accompagnato il concerto più tradizionale dello Studio
Percussion Graz (Principles of
Indeterminism).
Uno degli spettacoli più acclamati
del festival è stato Messa di Voce, poetica
interpretazione delle infinite possibilità acustiche della
voce umana. I virtuosismi sonori dei vocalisti Jaap Blonk e
Joan La Barbara vengono tradotti in immagini dal programma
elaborato da Golan Levin e Zachary Lieberman, programma basato
sui sistemi di speech analysis (misurazione dello
stress nella voce, riconoscimento dei fonemi ecc.): lettere e
forme (associate ai suoni secondo i principi della psicologia
della gestalt) escono letteralmente dalla bocca dei performer,
creando una storia surreale che ibrida il linguaggio dei
fumetti, della poesia visiva e dell'arte astratta. La versione
per installazione, realizzata l'anno scorso nel contesto
dell'artists-in-residence del Futurelab, è stata
riproposta all'Ars Electronica Center. Ma il visitatore che
prova a generare forme con la propria voce ottiene risultati
molto meno «spettacolari».
I software interattivi
applicati a forme più o meno tradizionali di spettacolo
cominciano a sviluppare un linguaggio complesso, articolato in
«dialetti» che corrispondono ai diversi contesti sociali e
culturali. Si va dai programmi che traducono imput sonori in
immagini (Lia), a quelli che analizzano il movimento dei
ballerini sul palco (il motion tracking nella versione
elaborata da Paolo Coletta, vedi www.eyesweb.org), alla
semplice manipolazione di immagini in real time. Tutti
questi sistemi possono interagire con ogni tipo di performance
(teatro, danza, musica), con risultati imprevedibili. Lo
stesso Ars Electronica nel suo insieme è una straordinaria
performance, un evento abilmente orchestrato per coinvolgere
il pubblico, attivare emozioni e relazioni. Conferenze,
spettacoli, incontri che avvengono in luoghi dai nomi
suggestivi (l'Electrolobby, l'Electrokitchen, il Futurelab),
come tanti piccoli palcoscenici della cultura digitale su cui
si muovono le star (Lev Manovich, Howard Rheingold, John
Maeda, Pierre Lévy) e molti attori co-protagonisti.
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