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il manifesto - 13 Settembre 2003 CULTURA pagina 13
indice cultura

pag.12

Un'intervista con Ashwin Desai, autore del libro «Noi siamo i poveri»
Le società dell'esclusione
MARINA IMPALLOMENIBENEDETTO VECCHI
 
Ashwin Desai a Roma
 

pag.13

Giovani talenti al Festival di Berlino
LAURA TOMASSETTI
 
Tutti nella rete digitale
MARINA TURCO
 
La lezione delle Madres
CLAUDIO TOGNONATO
 
 

taglio basso

Tutti nella rete digitale
Ars Electronica a Linz, tante performance e un solo «code»
MARINA TURCO
I festival sono per il mondo della cultura quello che i pellegrinaggi sono per la religione: un evento eccezionale, in cui i ritmi e le occupazioni della vita quotidiana sono sospesi per consentire ad una comunità di celebrare i propri riti. Ars Electronica (Linz) è il luogo sacro della cultura digitale, dove non soltanto si riuniscono gli specialisti del settore e si presentano le ultime novità «artistico-tecnologiche» ma si rinsaldano e rinnovano gli ideali che sostengono questa cultura. La parola magica, il tema di questa edizione, code, cerca ancora nei codici astratti della programmazione un comune denominatore, filosofico e pragmatico, per tutte le forme espressive legate ai media digitali. Le installazioni interattive, i video games, le animazioni cinematografiche, le performance e la net-art hanno un linguaggio comune. Ma il codice, come hanno sottolineato alcuni studiosi e artisti presenti alle conferenze, non è linguaggio. Solo l'utilizzo di un codice a fini comunicativi in un certo contesto sociale crea un linguaggio. Le performance presentate a Linz forniscono un esempio di questo scarto concettuale. Lo stesso software è stato utilizzato da alcuni artisti sia per le installazioni che per gli spettacoli multimediali. Justin Manor ha realizzato, con il supporto dell'Ars Electronica Center, l'opera Key Grip, menzione speciale per la categoria «arte interattiva». Il lavoro si basa su un software che permette di manipolare le immagini video, registrate o live, con il gamepad arcade. Nell'installazione l'«interattore» vede se stesso sullo schermo e può deformare, ruotare, avvicinare l'immagine con i tasti del gamepad, scegliendo tra pochi effetti predefiniti. Nel vj set Transcription of Sound, eseguito all'O.K. Centrum con Timon Botez e il dj-rapper Eric Gunther, l'artista americano utilizza sample televisivi e processa le immagini al ritmo della musica dance, seguendo iconografie e tematiche della tradizione vj-ing. Il software di Key Grip, comandato dal gamepad e da altri strumenti, ha prodotto anche i visual con cui Manor ha accompagnato il concerto più tradizionale dello Studio Percussion Graz (Principles of Indeterminism).

Uno degli spettacoli più acclamati del festival è stato Messa di Voce, poetica interpretazione delle infinite possibilità acustiche della voce umana. I virtuosismi sonori dei vocalisti Jaap Blonk e Joan La Barbara vengono tradotti in immagini dal programma elaborato da Golan Levin e Zachary Lieberman, programma basato sui sistemi di speech analysis (misurazione dello stress nella voce, riconoscimento dei fonemi ecc.): lettere e forme (associate ai suoni secondo i principi della psicologia della gestalt) escono letteralmente dalla bocca dei performer, creando una storia surreale che ibrida il linguaggio dei fumetti, della poesia visiva e dell'arte astratta. La versione per installazione, realizzata l'anno scorso nel contesto dell'artists-in-residence del Futurelab, è stata riproposta all'Ars Electronica Center. Ma il visitatore che prova a generare forme con la propria voce ottiene risultati molto meno «spettacolari».

I software interattivi applicati a forme più o meno tradizionali di spettacolo cominciano a sviluppare un linguaggio complesso, articolato in «dialetti» che corrispondono ai diversi contesti sociali e culturali. Si va dai programmi che traducono imput sonori in immagini (Lia), a quelli che analizzano il movimento dei ballerini sul palco (il motion tracking nella versione elaborata da Paolo Coletta, vedi www.eyesweb.org), alla semplice manipolazione di immagini in real time. Tutti questi sistemi possono interagire con ogni tipo di performance (teatro, danza, musica), con risultati imprevedibili. Lo stesso Ars Electronica nel suo insieme è una straordinaria performance, un evento abilmente orchestrato per coinvolgere il pubblico, attivare emozioni e relazioni. Conferenze, spettacoli, incontri che avvengono in luoghi dai nomi suggestivi (l'Electrolobby, l'Electrokitchen, il Futurelab), come tanti piccoli palcoscenici della cultura digitale su cui si muovono le star (Lev Manovich, Howard Rheingold, John Maeda, Pierre Lévy) e molti attori co-protagonisti.


 
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